sabato, dicembre 10, 2016

Napoleone e la religione

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Napoleone  e la religione: un rapporto complicato.


Napoleone ebbe un'educazione cattolica e il sentimento religioso fu sempre ben presente nel suo cuore.

 Egli non rinnegò mai il suo cattolicesimo che anzi ritornò prepotente durante gli anni di Sant'Elena soprattutto negli ultimi momenti prima della sua dipartita.

Come sempre il giudizio migliore, quello più profondo lo si può desumere dalle parole stesse dell'Imperatore.

" Non vedo nella religione il mistero dell'Incarnazione, bensì il mistero del'ordine sociale. essa lega al cielo un'idea di uguaglianza che impedisce al povero di massacrare il ricco. La religione è inoltre una specie di inoculazione di vaccino che, soddisfacendo il nostro amore per il meraviglioso, ci protegge dai ciarlatani e dai maghi. i preti sono senz'altro meglio dei vari Cagliostro, Kant e di tutti i sognatori di Germania."

In questo primo passo, Napoleone inquadra la religione come un "equilibratore" sociale. Attraverso la promessa di un mondo extra terreno senza disuguaglianze, senza ricchi e poveri, anzi con un premio maggiore per i diseredati, la religione impedisce rivolte sociali.

Napoleone, quindi considera la religione cattolica importante per il ruolo che essa svolge nelle menti degli uomini, ma allo stesso modo riconosce l'enorme potere politico e sociale che da essa proviene.

Il Cattolicesimo, però è appannaggio dei preti e dei monaci ed è governato dal Papa e questo è inaccettabile per Bonaparte che rimane uomo del suo tempo, legato agli ideali della Rivoluzione francese.

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In questo secondo passaggio possiamo meglio comprendere il suo pensiero circa l'apparato ecclesiastico e il Governo della Chiesa.

" Si conoscono i vizi e gli scandali che regnano  tra i monaci, io stesso ho avuto modo di rendermene conto, perché sono stato per un certo periodo allevato da loro. Rispetto quello che la religione rispetta, ma come uomo di Stato, non posso accettare il fanatismo del celibato; è stato un mezzo con il quale la Corte di Roma ha voluto ribadire la schiavitù dell'Europa, impedendo che i religiosi fossero cittadini."

Il governo della Chiesa, esercita un controllo sulle persone rendendole schiave. Il popolo può essere così, facilmente plagiato a tutto danno dello Stato. Napoleone ben comprende questo pericolo, soprattutto in un'epoca di stravolgimenti sociali post rivoluzione. Da uomo geniale sa che deve porre freno al potere della Chiesa, senza ostacolare il sentimento religioso del popolo.

Il Papa deve occuparsi solo di cose divine. In questo passo del 1806, tratto da una lettera indirizzata al Cardinale Fesch, questi concetti sono ben esplicitati.

" Il Papa mi ha scritto una lettera in data 13 novembre assolutamente ridicola e insensata. Io sono religioso, ma non sono un bigotto.
Per il Papa io sono Carlo Magno, perché come Carlo Magno riunisco le Corone di Francia e quella della Lombardia e il mio Impero confina con l'Oriente. Ridurrò il papa a essere soltanto il Vescovo di Roma"

L'uomo politico, Napoleone è ben conscio della forza della Chiesa e sa che deve piegarla ai propri voleri, ma l'uomo Napoleone è affascinato dal divino e dall'educazione che ha ricevuto da bambino.

Ecco ancora le sue parole:

"  Domenica scorsa camminavo in questa solitudine , in questo silenzio della natura. Improvvisamente mi colpì l'orecchio il suono della campana di Ruel. Mi commossi, tanta è la forza dell'educazione ricevuta, delle abitudini acquisite. Dissi a me stesso: quale impressione ciò deve fare sugli animi semplici e inclini alla credulità".

A questo punto il pensiero di Napoleone riguardo la religione cattolica sembra chiaro. Per Bonaparte la religione è di conforto al credente, gli rende più accettabile la vita soprattutto nei momenti di difficoltà e quando la morte si avvicina.

A Sant'Elena questo sentimento crebbe prepotentemente. Le testimonianze di Antonmarchi e O'Meara i due medici che lo assistettero nei suoi ultimi giorni sono concordi in tal senso.
[Approfondimento: Ora Sant'Elena è più vicina]

A questo proposito vale la pena citare il libro di Robert-Antoine de Beauterne, Sentiment de Napoleon sur le Cristianisme, nel quale vengono rapportate le testimonianze di coloro che soggiornarono e accompagnarono Napoleone sull'isola di Sant'Elena compreso il biografo più famoso: Las Cases
[ Approfondimento: il biografo dell'Imperatore ]

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Questo passo è tratto dalle memorie di Antonmarchi ed è citato nell'opera di de Beauterne

" Il 21 aprile chiamò a se' l'Abate Vignali e gli chiese: sapete cosa sia una camera ardente? Sì,  rispose l'abate.
- Ne avete mai servita una- proseguì Napoleone-
- Nessuna- fu la risposta di Vignali-
-Allora servirete la mia- aggiunse l'Imperatore-

Bonaparte fornisce, allora all'abate tutti i particolari, con quella precisione che era la sua principale peculiarità:

"Sono nato nella religione cattolica, voglio adempiere ai doveri che me ne derivano, e ricevere i conforti che essa fornisce ai suoi figli. Lei celebrerà tutti i giorni la santa Messa nella stanza accanto, ed esporrà il Santissimo Sacramento durante le quarantore. Dopo la mia morte, lei porrà l’altare dalla parte della mia testa, nella camera ardente, continuando a celebrare la Messa e tutte le cerimonie del rito cattolico, che lei terminerà solo quando sarò sepolto"

Qualcuno ha voluto vedere in Napoleone una conversione alla religione, ma come egli stesso afferma   ciò non è vero. Napoleone è sempre stato profondamente cattolico e credeva in Dio. Egli, però era un conoscitore di uomini come pochi ce ne sono stati nel corso della storia e nutriva, poca fiducia negli uomini di Chiesa.

[Free Download: il libro Sentiment de Napoleon sur le Cristianisme è disponibile su Archive.org - Scarica]

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