sabato, maggio 18, 2013

Napoleone sul letto di morte

Napoleone morto

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà...

Napoleone morì a Sant'Elena, piccola isola dell'Atlantico il 5 maggio 1821 dopo aver trascorso 6 anni di esilio.

La morte sopraggiunse come una liberazione per colui che fu Imperatore dei Francesi. Ormai erano vane le speranze di una fuga, così come lontane sembravano le prospettive di uno stravolgimento politico in Europa che avrebbe potuto cambiare la sua situazione.

Napoleone nei primi anni aveva sperato che il suo destino potesse cambiare, i suoi occhi scrutavano l'oceano in cerca di qualche nave  foriera di novità.

Ben presto Napoleone capì che Sant'Elena sarebbe stata la sua tomba. Gli ultimi tempi li trascorse in profonda depressione. Il fisico aveva assunto un aspetto pingue tanto lontano dalla figura esile e nervosa che lo aveva visto primo attore sulla scena europea. Ma era il suo cervello che stava cedendo.

Nulla più gli dava sollievo. Nè il leggere che tanto lo appassionava, nè i giochi di società con la sua piccola corte, nemmeno gli scacchi che molto aveva amato lo distraevano.

Aveva cominciato a coltivare un piccolo orto, ma poi le vessazioni dell'assurdo Hudson Lowe il meschino governatore dell'isola lo avevano convinto a desistere.

Da tempo aveva smesso di dettare le sue memorie. Il conte di Las Cases era ormai da anni rientrato in patria. Anche questa missione era compiuta.

Non restava altro che morire.

L'aveva cercata la morte a Waterloo, aveva affrontato i proiettili che sibilavano a poca distanza, ma il piombo lo aveva evitato.

Sarebbe stata gloriosa una morte in battaglia. Lo stesso destino di Desaix o di Lannes.

Morire a Waterloo, questo doveva essere l'epilogo della sua storia.

Il sole di Austerlitz doveva tramontare a Sant'Elena.

La malattia che aveva portato alla tomba suo padre Carlo cominciò a manifestarsi. Napoleone si sentiva sempre più debole.
Il sonno lo coglieva all'improvviso ed egli si stendeva sul sofà della sua angusta dimora.
Ai suoi piedi qualche libro dei pochi che gli venivano recapitati.

Un cancro allo stomaco lo stava divorando.

Cominciarono i dolori, sempre più forti e lancinanti.

Napoleone sapeva che la fine si avvicinava. Nulla potevano i medici, compreso il Corso Antonmarchi che sua madre e sua sorella gli avevano mandato.

Egli non aveva nessuna fiducia nella medicina e nei medicamenti. Nemmeno il grande Corvisart avrebbe evitato il peggio.

La fine si avvicinava. L'appettito sempre più fievole. Il vomito e i dolori sempre più frequenti.

Il fisico cedeva, ma la mente era lucida e forse anche questa era una maledizione.

Il testamento. Sì doveva dettare le sue ultime volontà.
Era stato padrone del mondo, ma molti dei suoi Marescialli erano più ricchi di lui. 

Negli ultimi istanti una fitta nebbia, come quella che lo aveva accompagnato negli ultimi 6 anni nella maledetta isola di Sant'Elena si impossessò del suo cervello.

I ricordi si confondevano, 





sabato, maggio 04, 2013

Sono le sei meno undici minuti...Napoleone non è più

" Notte estremamente agitata. L'affanno è generale, difficile la respirazione . Singulto frequente, spasmi continui all'epigastro e allo stomaco. Rigetta materie liquide nerastre, acri e nauseanti.
Ore cinque antimeridiane precise, Napoleone è  sempre in delirio. Parla con difficoltà, profferisce suoni inarticolati, interotti, e si lascia sfuggire le parole: "testa" "armata".
Queste sono le ultime parole che pronuncia. Le ha appena profferite che perde l'uso della parola.

Napoleon

... Faccio uso di fomenti nel mezzo dell'addome con una brocca piena d'acqua calda; gli rinfresco continuamente le labbra e la bocca con acqua comune  mischiata con acqua di fiori d'arancio e zucchero, ma il passaggio è spasmodicamente chiuso; niente è inghiottito. Tutto è vano. La respirazione lenta e intermittente è accompagnata da grande agitazione dei muscoli addominali.
Le palpebre rimangono ferme; gli occhi si muovono, si rovesciano sotto le palpebre superiori; il polso cade, si rialza. Sono le se meno undici minuti e Napoleone è agli estremi. Le sue labbra si coprono di una leggera schiuma. Egli non è più. Così passa la gloria."

da " Gli ultimi giorni di Napoleone" di Francesco Antonmarchi