Le api nella simbologia napoleonica  

Posted by: Antonio Grillo in , , , , , ,

Le api trovano da sempre il loro posto nell'araldica.

Esse sono considerate simbolo di operosità, lavoro e dolcezza, ma anche di immortalità e resurrezione.

Le api in araldica sono sempre rappresentate dal dorso con le ali leggermente aperte e quasi sempre esse sono dorate. Raramente esse si trovano negli stemmi gentilizi ( una delle eccezioni è la famiglia Barberini).

api napoleoniche


Napoleone adottò le api come uno dei simboli dell'Impero.

Secondo gli studi condotti dallo stotico Jean Tulard, fu Cambaceres a scegliere l'ape come rappresentazione simbolica dell'Impero.

Secondo la tesi del Duca di Parma l'ape era la perfetta rappresentazione della Francia: una repubblica con un solo capo.

Approfondimenti:La biografia di Napoleone di Jean Tulard

Qualche altro studioso sottolinea come l'ape in Egitto sia simbolo di obbedienza e fedeltà per cui Napoleone potrebbe aver preso la decisione di adottare tale fregio durante la campagna d'Oriente.

Le api nell'araldica napoleonica


Otre che sul mantello imperiale le api erano presente sugli ornamenti dei principi che portavano un capo azzurro con api d'oro.
stemma napoleonica

Le api comparivano anche negli stemmi delle cosiddette "Bonne Ville", che erano città che godevano di particolari privilegi.
I sindaci di queste città (circa una quarantina), infatti diventavano automaticamente baroni dell'Impero. Gli stemmi delle Bonne Ville avevano un capo rosso con 3 api d'oro.
La bandiera con 3 api fu anche quella dell'Elba durante il periodo del primo esilio di Napoleone.

bandiera elba


Come giudicavano i contemporanei di Napoleone la scelta simbolica dell'ape?


Sempre secondo Tulard un giudizio positivo veniva da Jean Gerard Lacuèe che ricoprì l'incarico di ministro dell'amministrazione di guerra. Secondo Lacuèe l'ape era simbolo di dolcezza (miele) e di potenza della spada (pungiglione).
Critico, invece il giudizio di Segur che vedeva nell'ape solamente la simbologia dell'operosità e non quella della potenza dell'Impero.

Napoleone era più propenso a dare al simbolo delle api il significato di immortalità e resurrezione.

Il simbolo delle api: l'ipotesi più accreditata

Napoleone prendeva da solo le proprie decisioni, ma amava ascoltare i consigli degli uomini a lui più vicini, quelli più fidati.

In tema d'arte una sola persona aveva il privilegio di essere ascoltata dall'Imperatore: quest'uomo era Vivant Denon.

Quando nasce la discussione sui simboli le possibilità si restringono a queste possibili scelte:
Gallo, Elefante, Leone, Aquila e Ape.

E' proprio Denon ad avere l'ultima parola. L'aquila diventa il primo simbolo con evidente richiamo all'Impero Romano, mentre il legame con le api viene fatto risalire all'origine della dinastia franca dei Merovingi e più precisamente a Childerico I.

Dominique Vivant Denon


Fermiamoci un attimo e cerchiamo di tracciare la figura di Vivant Denon.

Denon conobbe Napoleone quando il futuro Imperatore era un novello generale che cominciava a frequentare i salotti parigini. Denon riuscì a scorgere subito il genio incipiente di Napoleone e cercò di conquistare i suoi favori.
C'è un aneddoto che narra di un ricevimento che Denon diede in onore del generale Bonaparte in cui venne offerto agli ospiti solamente della limonata perchè Napoleone non amava i liquori.

In seguito Denon divenne il consigliere artistico dell'Imperatore.
Era Denon che suggeriva a Napoleone quali opere dovessero essere requisite e trasferite in Francia. Egli seguì Bonaparte in Egitto.

(Approfondimento- le conquiste culturali della Campagna d'Egitto)

Denon divenne direttore del museo centrale delle arti che raggruppava tutti i più importanti musei di Francia compreso il Louvre.


Per chi volesse saperne di più su Dominique Vivant Denon consiglio di leggere il seguente articolo:
Vita e opere di Dominique Vivant Denon gentiluomo.

Torniamo alle api e al legame con la dinastia Merovingia.

Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo fino al 1653 anno in cui  presso la chiesa di St Brice vicino a Tournai fu ritrovato il tesoro di Childerico I, figlio di Meroveo, primo sovrano accertato della dinastia Merovingia.
Questo tesoro era composto da due fastose spade, da anelli e bracciali d'oro. e da 300 api anch'esse d'oro che ornavano il vestito di Childerico.

Il tesoro fu consegnato all'arciduca Leopoldo Guglielmo governatore dei Paesi Bassi per conto del re di Spagna.

tesoro childerico
Tavole di Chifflet


Il tesoro oggi è quasi del tutto scomparso, dopo varie peripezie e dopo essere passato per svariate mani, ma di esso ne conosciamo l'esatta composizione grazie alle tavole che ci ha lasciato il medico di Leopoldo Guglielmo, Jean Jacques Chifflet.



Conclusioni


Napoleone oltre a essere un grande stratega e un abile uomo di Stato era anche un grande comunicatore. Egli sapeva parlare al cuore soprattutto dei suoi soldati da cui otteneva spesso più di quanto ci si potesse aspettare.
Napoleone non trascurava nulla per cui riconosceva la potenza dei simboli, era consapevole che attraverso di essi venivano comunicati messaggi, nemmeno troppo nascosti che dovevano colpire sia i sudditi che i nemici.





Napoleone e la Rivoluzione Francese  

Posted by: Antonio Grillo in , ,

Napoleone fu uomo della Rivoluzione.

Napoleone_Bonaparte

Se non fosse scoppiato il moto insurrezionale più importante della storia non ci sarebbe stata l'epopea napoleonica, questo è un dato di fatto incontrovertibile.

Il genio napoleonico riuscì ad assurgere al soglio imperiale di Francia perché si era in un momento storico particolare, fatto di cambiamenti epocali come mai nel passato era accaduto.
Solo in quell'epoca straordinaria poteva capitare che un giovane isolano, senza mezzi potesse scalare le vette della gloria e del potere.

Napoleone e la Rivoluzione.

Napoleon_quotes

Napoleone fu spinto dalla Rivoluzione, ma qual era il pensiero di Napoleone sulla Rivoluzione?

Sappiamo che Bonaparte amava l'ordine costituito, le regole, le leggi il tutto derivante dalla sua formazione militare. Napoleone disdegnava i moti di popolo e lo dimostrò nel 1814 quando preferì abdicare malgrado una sollevazione popolare potesse farlo rimanere sul trono o quando assistette inorridito e imbarazzato alle sollevazioni contro Luigi XVI.

Napoleone, tuttavia, sapeva bene che la Rivoluzione era stato un moto inarrestabile, un'esplosione di malcontenti e di malgoverno che proveniva da lontano. Una volta innescata niente poteva fermarla.

Come sempre leggiamo le parole dell'Imperatore per meglio compendere il suo pensiero:

"La Rivoluzione francese è stata una convulsione nazionale così irresistibile come un'eruzione del Vesuvio. Quando le fusioni misteriose delle viscere della terra sono arrivate allo stato di esplosione, la lava sfugge e l'eruzione a luogo".

Una metafora che illustra bene le cause della Rivoluzione. Un malcontento che da anni macerava il popolo, che aumentava sempre di più  grazie anche all'indifferenza delle classi dirigenti occupate a specchiarsi nei loro privilegi, lontane dai bisogni del popolo.
Questo disprezzo, questa noncuranza di fronte alle esigenze e alle richieste che provenivano dal basso avevano creato il terreno per una rivolta popolare. Certo non erano prevedibi
li del tutto gli sviluppi successivi che portarono al regicidio di Luigi XVI e della sua famiglia.

Napoleone_Bonaparte

Napoleone è ben consapevole che ogni rivoluzione porta a spargimenti disangue e vittime innocenti come ben ci spiega in questo passo.

" Tutte le rivoluzioni al principio sono rivolte, che il tempo e il successo nobilitano e legittimano, ma di cui il terrore è una delle fasi ineluttabili".

Il Terrore, il sangue, i morti le fazioni che si affrontano e che si disputano il potere. Tutti momenti che Napoleone ha ben chiari nella sua mente geniale. Egli sa, però che a un certo punto qualcuno prenderà in mano le redini del potere,

La rivoluzione si propose di delegitimare l'aristocrazia, ma in fondo non fece altro che sostituirla.
Così la pensa Napoleone. Per Bonaparte, infatti anche nella Rivoluzione c'è una fazione che si erge al di sopra delle altre e che prende il comando delle operazioni.

Come sempre le parole di Napoleone spiegano il concetto in maniera mirabile:

" Presso i popoli e nelle rivoluzioni l'aristocrazia esiste sempre, la distruggete nella nobiltà, essa si piazza ben presto nelle case ricche e potenti del terzo Stato , la distruggete in quelle ed essa risorge e si rifugia nei capi del popolo".

Napoleone oltre ad essere l'inimatabile stratega, vincitore di decine di battaglie e anche un fine politico. Queste le sue considerazioni sul governare. Egli afferma che, anche in tempo di crisi, non si può rinunciare a soddisfare i bisogni di eguaglianza e libertà del popolo. In caso contrario esso si rivolterà.

"Cinquanta uomini riuniti in un tempo di crisi per fare una costituzione  non hanno il dirittodi alienare i diritti del popolo, la sua sovranità è inalienabile".

Napoleone_Imperatore


Conclusioni


Napoleone non amava le rivoluzioni, ma sapeva che le sue fortune derivavano proprio dagli avvenimenti rivoluzionari iniziati il 14 luglio 1789. Il suo governo rappresentò la conclusione della Rivoluzione. Con l'epopea napoleonica la Francia ritrovò il suo equilibrio, gli ideali rivoluzionari si fusero con l'esigenza di stabilità che la nuova borghesia emergente desiderava. Non fu un processo facile, Napoleone fu costretto a innumerevoli guerre e a sanguinose battaglie, ma le idee  rivoluzionarie che i suoi eserciti portarono in tuta Europa cambiarono per sempre la storia del vecchio continente.

Le 10 massime più belle di Napoleone  

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Mai banale, sempre arguto Napoleone ci ha lasciato oltre alle sue gesta anche l'eredità delle sue parole.

Ho raccolto alcune delle massime che più mi hanno colpito e mi riprometo di citarne delle altre in successivi post.

1# Le courage est comme l'amour



quotes-napoleon

2 # En politique comme à la guerre...


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3 # On ne fait bien...


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4 # La morte non è nulla...


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5# La Storia è la versione...


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6 # Quand un peuple entier...


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7 # Un homme sans courage...


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8 # L'art de la guerre consiste...


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9 # On ne juge pas...


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10 # Les gens qui hesitent...


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Napoleone e la religione  

Posted by: Antonio Grillo in , , ,

napoleon-religion

Napoleone  e la religione: un rapporto complicato.


Napoleone ebbe un'educazione cattolica e il sentimento religioso fu sempre ben presente nel suo cuore. Egli non rinnegò mai il suo cattolicesimo che anzi ritornò prepotente durante gli anni di Sant'Elena.

Come sempre il giudizio migliore, quello più profondo lo si può desumere dalle parole stesse dell'Imperatore.

" Non vedo nella religione il mistero dell'Incarnazione, bensì il mistero del'ordine sociale. essa lega al cielo un'idea di uguaglianza che impedisce al povero di massacrare il ricco. La religione è inoltre una specie di inoculazione di vaccino che, soddisfacendo il nostro amore per il meraviglioso, ci protegge dai ciarlatani e dai maghi. i preti sono senz'altro meglio dei vari Cagliostro, Kant e di tutti i sognatori di Germania."

In questo primo passo, Napoleone inquadra la religione come un "equilibratore" sociale. Attraverso la promessa di un mondo extra terreno senza disuguaglianze, senza ricchi e poveri, anzi con un premio maggiore per i diseredati, la religione impedisce rivolte sociali..
Napoleone, quindi considera la religione cattolica importante per il ruolo che essa svolge nelle menti degli uomini, ma allo stesso modo riconosce l'enorme potere politico e sociale che da essa proviene.

Il Cattolicesimo, però è appannaggio dei preti e dei monaci ed è governato dal Papa e questo è inaccettabile per Bonaparte.

In questo secondo passaggio possiamo meglio comprendere il suo pensiero circa l'apparato ecclesiastico e il Governo della Chiesa.

" Si conoscono i vizi e gli scandali che regnano  tra i monaci, io stesso ho avuto modo di rendermene conto, perché sono stato per un certo periodo allevato da loro. Rispetto quello che la religione rispetta, ma come uomo di Stato, non posso accettare il fanatismo del celibato; è stato un mezzo con il quale la Corte di Roma ha voluto ribadire la schiavitù dell'Europa, impedendo che i religiosi fossero cittadini."

Il governo della Chiesa, esercita un controllo sulle persone rendendole schiave. Il popolo può essere così, facilmente plagiato a tutto danno dello Stato. Napoleone ben comprende questo pericolo, soprattutto in un'epoca di stravolgimenti sociali post rivoluzione. Da uomo geniale sa che deve porre freno al potere della Chiesa, senza ostacolare il sentimento religioso del popolo.

Il Papa deve occuparsi solo di cose divine. In questo passo del 1806, tratto da una lettera indirizzata al Cardinale Fesch, questi concetti sono ben esplicitati.

" Il Papa mi ha scritto una lettera in data 13 novembre assolutamente ridicola e insensata. Io sono religioso, ma non sono un bigotto.
Per il Papa io sono Carlo Magno, perché come Carlo Magno riunisco le Corone di Francia e quella della Lombardia e il mio Impero confina con l'Oriente. Ridurrò il papa a essere soltanto il Vescovo di Roma"

L'uomo politico, Napoleone è ben conscio della forza della Chiesa e sa che deve piegarla ai propri voleri, ma l'uomo Napoleone è affascinato dal divino e dall'educazione che ha ricevuto da bambino.

Ecco ancora le sue parole:

"  Domenica scorsa camminavo in questa solitudine , in questo silenzio della natura. Improvvisamente mi colpì l'orecchio il suono della campana di Ruel. Mi commossi, tanta è la forza dell'educazione ricevuta, delle abitudini acquisite. Dissi a me stesso: quale impressione ciò deve fare sugli animi semplici e inclini alla credulità".

A questo punto il pensiero di Napoleone riguardo la religione cattolica sembra chiaro. Per Bonaparte la religione è di conforto al credente, gli rende più accettabile la vita soprattutto nei momenti di difficoltà e quando la morte si avvicina.

A Sant'Elena questo sentimento crebbe prepotentemente. Le testimonianze di Antonmarchi e O'Meara i due medici che lo assistettero nei suoi ultimi giorni sono concordi in tal senso.
[Approfondimento: Ora Sant'Elena è più vicina]

A questo proposito vale la pena citare il libro di Robert-Antoine de Beauterne, Sentiment de Napoleon sur le Cristianisme, nel quale vengono rapportate le testimonianze di coloro che soggiornarono e accompagnarono Napoleone sull'isola di Sant'Elena compreso il biografo più famoso: Las Cases
[ Approfondimento: il biografo dell'Imperatore ]

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Questo passo è tratto dalle memorie di Antonmarchi ed è citato nell'opera di de Beauterne

" Il 21 aprile chiamò a se' l'Abate Vignali e gli chiese: sapete cosa sia una camera ardente? Sì,  rispose l'abate.
- Ne avete mai servita una- proseguì Napoleone-
- Nessuna- fu la risposta di Vignali-
-Allora servirete la mia- aggiunse l'Imperatore-

Bonaparte fornisce, allora all'abate tutti i particolari, con quella precisione che era la sua principale peculiarità:

"Sono nato nella religione cattolica, voglio adempiere ai doveri che me ne derivano, e ricevere i conforti che essa fornisce ai suoi figli. Lei celebrerà tutti i giorni la santa Messa nella stanza accanto, ed esporrà il Santissimo Sacramento durante le quarantore. Dopo la mia morte, lei porrà l’altare dalla parte della mia testa, nella camera ardente, continuando a celebrare la Messa e tutte le cerimonie del rito cattolico, che lei terminerà solo quando sarò sepolto"

Qualcuno ha voluto vedere in Napoleone una conversione alla religione, ma come egli stesso afferma  che cciò non è vero. Napoleone è sempre stato profondamente cattolico e credeva in Dio. egli, però era un conoscitore di uomini come pochi ce ne sono stati nel corso della storia e nutriva, poca fiducia negli uomini di Chiesa.

[Free Download: il libro Sentiment de Napoleon sur le Cristianisme è disponibile su Archive.org - Scarica]