Napoleone e la Rivoluzione Francese  

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Napoleone fu uomo della Rivoluzione.

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Se non fosse scoppiato il moto insurrezionale più importante della storia non ci sarebbe stata l'epopea napoleonica, questo è un dato di fatto incontrovertibile.

Il genio napoleonico riuscì ad assurgere al soglio imperiale di Francia perché si era in un momento storico particolare, fatto di cambiamenti epocali come mai nel passato era accaduto.
Solo in quell'epoca straordinaria poteva capitare che un giovane isolano, senza mezzi potesse scalare le vette della gloria e del potere.

Napoleone e la Rivoluzione.

Napoleon_quotes

Napoleone fu spinto dalla Rivoluzione, ma qual era il pensiero di Napoleone sulla Rivoluzione?

Sappiamo che Bonaparte amava l'ordine costituito, le regole, le leggi il tutto derivante dalla sua formazione militare. Napoleone disdegnava i moti di popolo e lo dimostrò nel 1814 quando preferì abdicare malgrado una sollevazione popolare potesse farlo rimanere sul trono o quando assistette inorridito e imbarazzato alle sollevazioni contro Luigi XVI.

Napoleone, tuttavia, sapeva bene che la Rivoluzione era stato un moto inarrestabile, un'esplosione di malcontenti e di malgoverno che proveniva da lontano. Una volta innescata niente poteva fermarla.

Come sempre leggiamo le parole dell'Imperatore per meglio compendere il suo pensiero:

"La Rivoluzione francese è stata una convulsione nazionale così irresistibile come un'eruzione del Vesuvio. Quando le fusioni misteriose delle viscere della terra sono arrivate allo stato di esplosione, la lava sfugge e l'eruzione a luogo".

Una metafora che illustra bene le cause della Rivoluzione. Un malcontento che da anni macerava il popolo, che aumentava sempre di più  grazie anche all'indifferenza delle classi dirigenti occupate a specchiarsi nei loro privilegi, lontane dai bisogni del popolo.
Questo disprezzo, questa noncuranza di fronte alle esigenze e alle richieste che provenivano dal basso avevano creato il terreno per una rivolta popolare. Certo non erano prevedibi
li del tutto gli sviluppi successivi che portarono al regicidio di Luigi XVI e della sua famiglia.

Napoleone_Bonaparte

Napoleone è ben consapevole che ogni rivoluzione porta a spargimenti disangue e vittime innocenti come ben ci spiega in questo passo.

" Tutte le rivoluzioni al principio sono rivolte, che il tempo e il successo nobilitano e legittimano, ma di cui il terrore è una delle fasi ineluttabili".

Il Terrore, il sangue, i morti le fazioni che si affrontano e che si disputano il potere. Tutti momenti che Napoleone ha ben chiari nella sua mente geniale. Egli sa, però che a un certo punto qualcuno prenderà in mano le redini del potere,

La rivoluzione si propose di delegitimare l'aristocrazia, ma in fondo non fece altro che sostituirla.
Così la pensa Napoleone. Per Bonaparte, infatti anche nella Rivoluzione c'è una fazione che si erge al di sopra delle altre e che prende il comando delle operazioni.

Come sempre le parole di Napoleone spiegano il concetto in maniera mirabile:

" Presso i popoli e nelle rivoluzioni l'aristocrazia esiste sempre, la distruggete nella nobiltà, essa si piazza ben presto nelle case ricche e potenti del terzo Stato , la distruggete in quelle ed essa risorge e si rifugia nei capi del popolo".

Napoleone oltre ad essere l'inimatabile stratega, vincitore di decine di battaglie e anche un fine politico. Queste le sue considerazioni sul governare. Egli afferma che, anche in tempo di crisi, non si può rinunciare a soddisfare i bisogni di eguaglianza e libertà del popolo. In caso contrario esso si rivolterà.

"Cinquanta uomini riuniti in un tempo di crisi per fare una costituzione  non hanno il dirittodi alienare i diritti del popolo, la sua sovranità è inalienabile".

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Conclusioni


Napoleone non amava le rivoluzioni, ma sapeva che le sue fortune derivavano proprio dagli avvenimenti rivoluzionari iniziati il 14 luglio 1789. Il suo governo rappresentò la conclusione della Rivoluzione. Con l'epopea napoleonica la Francia ritrovò il suo equilibrio, gli ideali rivoluzionari si fusero con l'esigenza di stabilità che la nuova borghesia emergente desiderava. Non fu un processo facile, Napoleone fu costretto a innumerevoli guerre e a sanguinose battaglie, ma le idee  rivoluzionarie che i suoi eserciti portarono in tuta Europa cambiarono per sempre la storia del vecchio continente.

Le 10 massime più belle di Napoleone  

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Mai banale, sempre arguto Napoleone ci ha lasciato oltre alle sue gesta anche l'eredità delle sue parole.

Ho raccolto alcune delle massime che più mi hanno colpito e mi riprometo di citarne delle altre in successivi post.

1# Le courage est comme l'amour



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2 # En politique comme à la guerre...


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3 # On ne fait bien...


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4 # La morte non è nulla...


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5# La Storia è la versione...


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6 # Quand un peuple entier...


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7 # Un homme sans courage...


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8 # L'art de la guerre consiste...


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9 # On ne juge pas...


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10 # Les gens qui hesitent...


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Napoleone e la religione  

Posted by: Antonio Grillo in , , ,

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Napoleone  e la religione: un rapporto complicato.


Napoleone ebbe un'educazione cattolica e il sentimento religioso fu sempre ben presente nel suo cuore. Egli non rinnegò mai il suo cattolicesimo che anzi ritornò prepotente durante gli anni di Sant'Elena.

Come sempre il giudizio migliore, quello più profondo lo si può desumere dalle parole stesse dell'Imperatore.

" Non vedo nella religione il mistero dell'Incarnazione, bensì il mistero del'ordine sociale. essa lega al cielo un'idea di uguaglianza che impedisce al povero di massacrare il ricco. La religione è inoltre una specie di inoculazione di vaccino che, soddisfacendo il nostro amore per il meraviglioso, ci protegge dai ciarlatani e dai maghi. i preti sono senz'altro meglio dei vari Cagliostro, Kant e di tutti i sognatori di Germania."

In questo primo passo, Napoleone inquadra la religione come un "equilibratore" sociale. Attraverso la promessa di un mondo extra terreno senza disuguaglianze, senza ricchi e poveri, anzi con un premio maggiore per i diseredati, la religione impedisce rivolte sociali..
Napoleone, quindi considera la religione cattolica importante per il ruolo che essa svolge nelle menti degli uomini, ma allo stesso modo riconosce l'enorme potere politico e sociale che da essa proviene.

Il Cattolicesimo, però è appannaggio dei preti e dei monaci ed è governato dal Papa e questo è inaccettabile per Bonaparte.

In questo secondo passaggio possiamo meglio comprendere il suo pensiero circa l'apparato ecclesiastico e il Governo della Chiesa.

" Si conoscono i vizi e gli scandali che regnano  tra i monaci, io stesso ho avuto modo di rendermene conto, perché sono stato per un certo periodo allevato da loro. Rispetto quello che la religione rispetta, ma come uomo di Stato, non posso accettare il fanatismo del celibato; è stato un mezzo con il quale la Corte di Roma ha voluto ribadire la schiavitù dell'Europa, impedendo che i religiosi fossero cittadini."

Il governo della Chiesa, esercita un controllo sulle persone rendendole schiave. Il popolo può essere così, facilmente plagiato a tutto danno dello Stato. Napoleone ben comprende questo pericolo, soprattutto in un'epoca di stravolgimenti sociali post rivoluzione. Da uomo geniale sa che deve porre freno al potere della Chiesa, senza ostacolare il sentimento religioso del popolo.

Il Papa deve occuparsi solo di cose divine. In questo passo del 1806, tratto da una lettera indirizzata al Cardinale Fesch, questi concetti sono ben esplicitati.

" Il Papa mi ha scritto una lettera in data 13 novembre assolutamente ridicola e insensata. Io sono religioso, ma non sono un bigotto.
Per il Papa io sono Carlo Magno, perché come Carlo Magno riunisco le Corone di Francia e quella della Lombardia e il mio Impero confina con l'Oriente. Ridurrò il papa a essere soltanto il Vescovo di Roma"

L'uomo politico, Napoleone è ben conscio della forza della Chiesa e sa che deve piegarla ai propri voleri, ma l'uomo Napoleone è affascinato dal divino e dall'educazione che ha ricevuto da bambino.

Ecco ancora le sue parole:

"  Domenica scorsa camminavo in questa solitudine , in questo silenzio della natura. Improvvisamente mi colpì l'orecchio il suono della campana di Ruel. Mi commossi, tanta è la forza dell'educazione ricevuta, delle abitudini acquisite. Dissi a me stesso: quale impressione ciò deve fare sugli animi semplici e inclini alla credulità".

A questo punto il pensiero di Napoleone riguardo la religione cattolica sembra chiaro. Per Bonaparte la religione è di conforto al credente, gli rende più accettabile la vita soprattutto nei momenti di difficoltà e quando la morte si avvicina.

A Sant'Elena questo sentimento crebbe prepotentemente. Le testimonianze di Antonmarchi e O'Meara i due medici che lo assistettero nei suoi ultimi giorni sono concordi in tal senso.
[Approfondimento: Ora Sant'Elena è più vicina]

A questo proposito vale la pena citare il libro di Robert-Antoine de Beauterne, Sentiment de Napoleon sur le Cristianisme, nel quale vengono rapportate le testimonianze di coloro che soggiornarono e accompagnarono Napoleone sull'isola di Sant'Elena compreso il biografo più famoso: Las Cases
[ Approfondimento: il biografo dell'Imperatore ]

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Questo passo è tratto dalle memorie di Antonmarchi ed è citato nell'opera di de Beauterne

" Il 21 aprile chiamò a se' l'Abate Vignali e gli chiese: sapete cosa sia una camera ardente? Sì,  rispose l'abate.
- Ne avete mai servita una- proseguì Napoleone-
- Nessuna- fu la risposta di Vignali-
-Allora servirete la mia- aggiunse l'Imperatore-

Bonaparte fornisce, allora all'abate tutti i particolari, con quella precisione che era la sua principale peculiarità:

"Sono nato nella religione cattolica, voglio adempiere ai doveri che me ne derivano, e ricevere i conforti che essa fornisce ai suoi figli. Lei celebrerà tutti i giorni la santa Messa nella stanza accanto, ed esporrà il Santissimo Sacramento durante le quarantore. Dopo la mia morte, lei porrà l’altare dalla parte della mia testa, nella camera ardente, continuando a celebrare la Messa e tutte le cerimonie del rito cattolico, che lei terminerà solo quando sarò sepolto"

Qualcuno ha voluto vedere in Napoleone una conversione alla religione, ma come egli stesso afferma  che cciò non è vero. Napoleone è sempre stato profondamente cattolico e credeva in Dio. egli, però era un conoscitore di uomini come pochi ce ne sono stati nel corso della storia e nutriva, poca fiducia negli uomini di Chiesa.

[Free Download: il libro Sentiment de Napoleon sur le Cristianisme è disponibile su Archive.org - Scarica]

Napoleone e il divorzio  

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Il pensiero di Napoleone sul divorzio


Napoleone ebbe  un'educazione cattolica per cui credeva alla  famiglia e ai suoi valori, come testimonia la sua intera vita passata a beneficiare i suoi consaguinei, benché ben presto si rendesse conto che i suoi framiliari non meritassero tante e tali attenzioni.



In più c'è da dire che Napoleone passò la sua infanzia in Corsica, in un ambiente quindi molto legato alle tradizioni familiari. La cultura isolana era patriarcale nel senso più stretto del terminee Napoleone non poteva non subire l'influenza culturale delle sue origini.

Con questo tipo di educazione si potrebbe presumere che Bonaparte fosse del tutto contrario a qualsiasi forma di divorzio, anche in considerazione del periodo storico.

Ebbene questo non corrisponde del tutto alla verità.

Nel suo Codice Civile, in qualche caso il divorzio fu, infatti ammesso.

A questo punto facciamo una digressione e parliamo del fatto che Napoleone stesso divorziò da Giuseppina per legarsi in matrimonio con Maria Luisa d'Austria. 
Il passo indietro ci è necessario per dimostrare che non vi fu incoerenza tra le sue decisioni e il suo pensiero.

Il divorzio di Napoleone

Giuseppina_Napoleone

Il divorzio da Giuseppina nacque dalla ragion di Stato. Bonaparte aveva bisogno di un'erede e dopo aver avuto la certezza di essere in grado di procreare dopo le paternità conseguenti ai rapporti  con la Denuelle (leggi l'amante che diede un figlio a Napoleone) e Maria Walewska (tutto cominciò così leggi), non poteve più rimandare la sua decisione, seppur sofferta.

Tutta la sua costruzione, il suo Impero sarebbe stato destinato a finire se non vi fosse stato nessuno titolato a raccoglierne la legittima eredità. E questo Napoleone lo sapeva bene.
Legarsi, poi a una nobiltà secolare come quella Austriaca o Russa avrebbe ancor di più rafforzato la propria posizione e la propria discendenza.

Napoleone più volte rimandò la decisione di separarsi da Giuseppina, malgrado i suoi tradimenti (leggi), che in qualche modo riteneva legata alla sua stella, pur sollecitato a farlo da tanti consiglieri, a cominciare dai membri della sua famiglia che mal digerivano la presenza di Giuseppina

Quando, infatti Roederer lo invitò a divorziare, per dare un erede alla sua dinastia le parole di Napoleone non ammisero repliche.

divorzio napoleone


Egli rispose:

" Sarebbe, forse nel mio interesse un divorzio? Ma come posso mandare via una buona moglie solo perchè divento più grande?. Ella mi avrebbe seguito in esilio e in prigione."

Alla fine accettò di troncare il legame con la donna che tante passioni aveva suscitato nella sua giovinezza. Lo fece con la morte nel cuore, Giuseppina era stata la sua vera e prima donna, colei che oltre aver suscitatao un'insana passione era stata decisiva in tanti momenti della sua carriera a cominciare dai giorni che culminarono col 18 brumaio.

Probabilmente Napoleone si pentì di aver lasciato Giuseppina. Ebbe, infatti per la sua ex sposa delle attenzioni molto care, anche se evitò di incontrarla spesso, per non suscitare polemiche e malintesi riguardo il suo nuovo  matrimonio con Maria Luisa d'Austria. ( Leggi 27 marzo 1810, Napoleone conquista Maria Luisa)

marie louise


Napoleone, a suo modo amava la  nuova "Austriaca", ma soprattutto non voleva commettere errori con le altre Corti europee e soprattutto col suocero.

Le ragioni del divorzio di Napoleone sono allora ben chiare, ma non rispecchiavano il suo pensiero riguardo il divorzio.

Ma poniamo ascolto alle sue parole.

Egli dice:

"Guardate i costumi del paese; l'adulterio non è un fenonemo raro, bensì consueto. E' una questione di canapè. Queste donne che rompono la fede coniugale per qualche gioiello o per qualche verso per Apollo o le Nove Muse hanno bisogno di un freno"

Napoleone, parte da lontano, dall'adulterio. Le donne lascive hanno bisogno di un freno, perché minano la stabilità del matrimonio.
Atteggiamento maschilista?
Dobbiamo tener conto che siamo agli inizi del 1800 per cui il ruolo della donna era subordinato a quello dell'uomo e la cosa veniva universalmente accettata.


Il pensiero di Bonaparte, però, se ci soffermiamo con più profondità, non condanna il comportamento delle donne lascive in quanto tale. Egli parla, infatti di mettere un freno a taluni comportamenti perchè portano a delle conseguenze disastrose.
 Egli, da uomo di Stato, pensò alle conseguenze che i divorzi potevano avere sulla società e di conseguenze anche sulle sue truppe.

In un altro momento, proprio facendo delle considerazioni su alcuni suicidi che vi erano stati tra i soldati a causa di pene d'amore, Bonaparte scrisse:
" il soldato deve saper vincere il dolore e la malinconia delle passioni".

Nel suo Codice, però il divorzio, in alcuni casi fu ammesso.

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Leggiamo insieme.

" Vi sono tre motivi legittimi per il divorzio: assassinio, adulterio e impotenza".

Questa la legge

Le questioni familiari per Napoleone non devono uscire fuori dalla famiglia. Nessun tribunale deve metetre il naso in quelle che sono questioni ritenute personali.

Conclusioni


Per comprendere bene il pensiero di Napoleone, bisogna sempre pensare che il Grande Corso, oltre a essere un raffinato stratega militare era anche un politico di prim'ordine. Egli temeva le conseguenze sociali del divorzio, l'impatto che esso poteva avere sulla società francese e i pericoli di destabilizzazione che ne potevano scaturire.

Consideriamo un altro caso che meglio ci fa comprendere come egli interpretava le cose.

Bonaparte proibì le case da gioco perché le riteneva la rovina delle famiglie.

Anche in questo caso non c'è giudizio morale, ma solo scopo politico. Il rovinarsi col gioco era destabilizzante per la società e lui non lo poteva permettere.

 Napoleone è attento ai fenonemi che possano portare al disgregamento sociale e cerca in tutti i modi di evitarli. Ecco che il politico prevale sul militare.